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La Valeriana, il cui significato etimologico deriva dal latino
"valere" cioè stare bene, è una pianta erbacea
originaria dell’Europa e dell’Asia usata come medicamento
già nell’antico Egitto.
Intorno al 1800 Hufeland scoprì le interessanti proprietà tranquillanti e
neurotoniche di questa pianta.
Il
punto di forza della Valeriana è il fatto che i suoi
componenti sono in grado di agire sinergicamente.
Si
ipotizza che il suo funzionamento sia spiegabile dall'azione
stimolante sul GABA (acido gamma-aminobutirrico), un
neurotrasmettitore che regola l’attività neuronale, con i
conseguenti effetti sul sistema nervoso centrale di
agevolazione dello stato di quiete e tranquillità e quindi
del sonno.
Inoltre
altri studi hanno evidenziato nella valeriana la presenza di
idrossipinoresinolo, sostanza capace di legarsi agli stessi
recettori delle benzodiazepine,
che costituiscono la principale tipologia di farmaci
utilizzati nella cura dell’ansia
e dell’insonnia.
Tale
sostanza naturale riesce dunque a ridurre la tensione e l'agitazione
e a favorire il sonno. Essa non ha poi effetti collaterali come quelli narcotizzanti dei
sonniferi con principi attivi chimici.
La
Valeriana ha una dunque una attività tranquillizzante, ansiolitica e
sedativa sul sistema nervoso centrale, anche se non è ancor oggi chiaro quale
sia il principio attivo a cui sono dovuti tali virtuosi poteri.
Inoltre
ha benefici effetti sulla parte motoria e cognitiva della persona,
la quale riesce a muoversi con maggiore coordinazione e ad avere a
disposizione più capacità di concentrazione.
Altro
aspetto positivo è dato dal fatto che la valeriana dà un cattivo sapore quando
l'individuo che l'ha assunta fuma del tabacco; essa quindi può
anche essere di aiuto nei casi in cui la persona vuole cercare di smettere di fumare.
Solo l’utilizzo prolungato a dosi
alte può provocare cefalea ed agitazione. Può essere assunta sia da bambini
che da anziani.
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